Lasciati sul terreno

Questa foto, a fianco, l’ho vista anni fa, non so bene dove, sul web o in una mostra. Poco importa. Sono i soggetti di questa foto in bianco e nero che mi sono rimasti impressi nel ricordo. Sono soldati, probabilmente sull’Appennino tosco emiliano.  Marciano in colonna. Sul ciglio della strada giace un corpo esanime. il corpo di un civile, di un nemico, di un commilitone?

I soldati che marciano, procedono. Vanno avanti senza curarsi di quel caduto rattrappito. Il morto è oltrepassato e abbandonato. Come si fa a a lasciare una persona in quello stato? I soldati in marcia sono impauriti, insensibili, traumatizzati, indifferenti, egoisti, consapevoli di non poter far nulla? 

Da questa immagine che tocca il profondo, nella sua apparente quotidianità di un giorno di guerra, sono sgorgate parole, sensazioni e sentimenti. Riflessioni amare e decise.

La nostra vita spesso sembra essere una guerra, con morti e macerie. I rapporti e le relazioni umane che nascono e si interrompono. I conflitti che non si sanano. Le ferite che rimangono e sanguinano quando meno te l’aspetti. In queste vicende umane non ci si spara, non ci si accoltella. Non ci si tirano bombe reali (come in questi giorni in Ucraina) e l’integrità fisica non è messa in pericolo. L’integrità psichica invece subisce traumi che ci portiamo dietro come un fardello pesantissimo.

Da quest’immagine, come dicevo, sono nate parole, versi, strofe e musica. Qui sotto il testo e il brano.

Lasciati sul terreno 

Carichi, con l’elmetto in testa,
la barba lunga,
la stanchezza tramutata 
in nervi accesi 24 ore.
Calpestando polvere, 
sassi, carcasse di animali.

Ogni tanto un cadavere 
di un parente, 
di un amico.
Persone che hanno combattuto
la loro guerra, distanti da te.
Pensavi con loro
di batterti 
nella stessa vita,
per la stessa vita.
Li trovi e non ti hanno aspettato
trucidati, deformati,
Senza più orecchie
per ascoltare.

Si rallenta guardandoli a terra,
sento il gelo istantaneamente
Non ci si ferma
Non rimane tempo

Si rallenta guardandoli a terra,
mi sciolgo disperatamente
Non mi fermo
Non rimane tempo

Avremmo potuto farci domande
prima di annusare la terra 
senza più respiri.
Avremmo potuto bere vino rosso 
scarichi d’armi,
menandoci a schiaffi
e con le facce rosse
abbracciarci
e non permetterci 
di lasciarci andare via.

Vi porterò nel cuore
sotto munizioni arrugginite.
Una brezza lieve
mi curerà,
con odore di futuro.
Con il dolore 
tatuato sulla pelle
Senza rimorsi
negli occhi.

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