Abbozziamo milioni di sogni in una vita. Molti si perdono per strada. Molto si dimenticano. Alcuni sono ostinati, ma non ci pensano un secondo a trasformarsi in realtà. Allora una vita trascorre trasformando “sogni montagna” in “realtà piccolo topo”. Chi si ricorda di un topo? Chi di una montagna sognante?
Sai che bello, pendere dalle labbra di un’atmosfera sognante. Appaga e ipnotizza, facendoti prendere dei respiri lunghi, chiamati sospiri. Non la puoi buttare, l’aria dei sogni. Non esiste raccoglitore d’immondizia che la contenga. La tieni stretta sotto un braccio o liquida in un bicchiere di vino e intanto le mani cominciano a muoversi e pure le gambe. Incominciano a costruire, smontare e ricomporre comportamenti. E’ il momento in cui i tuoi comportamenti, quelli vecchi, perdono la muffa e la ruggine e non li riconosci più. Questo sei tu? Questo sono io? La tua testa sogna, le tue mani fanno. Il cuore diventa leggero, la pancia ti conforta anche se dal primo lockdown ha dimensioni da salvagente.
La mia testa sogna, le mie mani fanno. La prima parte di me che s’arrende lascia il resto in pasto agli sciacalli. All’oblio peggiore di ogni morte.
Più le tue parti, discutendo animatamente, agiscono, più questo mondo pesantissimo, alleggerisce. La voce allora sgorga e canta, e suona.
Questa è la mia azione canzone, con tempi “Leggerissimo Andante” e “Allegro Pesante”.
I bottoni della camicia
Diventerò leggero
cantando una canzone
Non parlerò più
dei presidenti del mondo.
Diventerò pesante
pensando alle bilancie
che tengono una media
piuttosto disarmante.
Diventerò veloce
con artigli sulle parole
che non posso perdere
per te.
Diventerò amante
guardando dalla cima
una città rossa
che al peggio non si china.
Diventerò ciò che diventai
con un coraggio in divenire,
che cresce ogni giorno
facendo esplodere
i bottoni della camicia.
Diventerò leggero
cantando una canzone
Risuonerò senza peso,
dall’inizio.
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